Subaffitto: quando è legale e come funziona
Il subaffitto è l'operazione con cui l'inquilino concede a un terzo l'uso dell'immobile che ha a sua volta in affitto. È lecito solo se il contratto lo prevede o se il proprietario dà il proprio consenso: senza quel consenso il subaffitto è vietato e mette a rischio il contratto. Può riguardare tutto l'immobile (subaffitto totale) o solo una parte (parziale).
Che cos'è il subaffitto
Con il subaffitto l'inquilino (il conduttore) stipula un nuovo contratto con un terzo, il subconduttore, cedendogli l'uso dell'immobile che occupa in forza del contratto di locazione principale. Il rapporto originario con il proprietario resta in piedi: l'inquilino continua a essere responsabile verso di lui del canone e della buona conservazione dell'immobile. È una figura diversa dalla cessione del contratto, in cui invece l'inquilino esce di scena e viene sostituito da un altro soggetto.
Quando è lecito: il consenso del proprietario
Il punto decisivo è il consenso del proprietario. Per gli immobili a uso abitativo, la regola generale è che il subaffitto totale è vietato salvo patto contrario, mentre quello parziale può essere consentito; in ogni caso contano le clausole concordate nel contratto di locazione. Molti contratti vietano espressamente ogni forma di subaffitto, oppure lo subordinano a un'autorizzazione scritta del proprietario.
Prima di subaffittare conviene quindi rileggere il proprio contratto e, dove serve, chiedere il consenso per iscritto. È lo strumento che mette al riparo da contestazioni e che rende l'operazione trasparente anche verso l'eventuale subconduttore.
Subaffitto totale e parziale
Nel subaffitto totale l'inquilino cede a un terzo l'uso dell'intero immobile e di norma non lo occupa più. Nel subaffitto parziale concede invece solo una parte, ad esempio una stanza, continuando a vivere nel resto dell'abitazione. Le due situazioni seguono regole diverse e vanno sempre lette alla luce di ciò che il contratto principale permette.
Subaffitto e affitti brevi
Chi ha un immobile in affitto e vuole usarlo per locazioni turistiche o affitti brevi, ad esempio su portali tipo Airbnb, in pratica lo sta subaffittando: serve quindi il consenso del proprietario, oltre al rispetto delle regole specifiche delle locazioni brevi. Senza autorizzazione, l'iniziativa è una violazione del contratto, a prescindere dalla durata dei singoli soggiorni. Il tema si lega da vicino alla disciplina degli affitti brevi.
Subaffitto di locale commerciale
Per gli immobili a uso diverso da quello abitativo, come negozi e uffici, la disciplina è più aperta: in molti casi il conduttore può subaffittare, o cedere il contratto, insieme all'azienda, anche senza il consenso del proprietario, salvo diversa pattuizione. Restano però rilevanti gli obblighi di comunicazione al locatore e le clausole del contratto, che possono limitare o escludere questa facoltà.
I rischi del subaffitto senza consenso
Subaffittare senza il consenso richiesto espone a conseguenze serie: il proprietario può chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento e lo sfratto, oltre all'eventuale risarcimento dei danni. Il contratto di subaffitto, dal canto suo, resta fragile perché dipende da un rapporto principale che può venire meno. Prima di procedere conviene verificare le clausole e, nei casi dubbi, rivolgersi a un professionista.